in appendice il libretto della Carmen di Bizet di H. MEILHAC, L. HALÉVY
Con la sua narrazione sobria e serrata, Carmen di Mérimée definisce il paradigma della distruttività dell’amore.
La passione per la zingara Carmen stacca il giovane ufficiale don José dalla società e dal sistema di valori a cui appartiene e fa di lui un bandito; quando Carmen non lo amerà più, in nome del proprio insopprimibile bisogno di libertà, l’amore che sopravvive disperatamente in lui lo porterà a ucciderla. La vicenda è narrata, con la tecnica del racconto nel racconto, dal medesimo don José all’autore, che la osserva con la freddezza oggettivante dell’etnologo e la diffidenza dell’intellettuale europeo per l’inquietante diversità etnica.
Queste caratteristiche del testo risultano più chiaramente se lo si pone a confronto (un confronto illuminante in entrambe le direzioni) con l’opera-comique che trent’anni dopo ne trasse Bizet, e che da allora domina i palcoscenici di tutto il mondo. La significazione essenziale è rimasta la stessa, ma la transcodificazione in un genere diverso cambia profondamente la strategia comunicativa: il fluire continuo della storia cede il posto alla polarizzazione in momenti e conflitti decisivi; la formulazione di possibili alternative esistenziali s’incarna in personaggi nuovi e concreti come Micaëla, la donna-angelo che ama José; la teorizzazione dell’amore come forza dominante passa attraverso il protagonismo empatico di Carmen, e dalla sua celebre habanera (“L’amour est un oiseau rebelle”) si allarga a scandire e qualificare l’azione.